mercoledì, 04 ottobre 2006
L'avevo preannunciato in maniera soft, ma adesso i tempi sono maturi.
Alla fine del primo anno di età, i bambini iniziano a camminare da soli.
Anche per il nostro blog, dopo dieci mesi, è arrivato il momento di lasciare Splinder, e provare a reggersi sulle proprie gambe.


Da oggi il nostro nuovo indirizzo è
http://tokalon.altervista.org


Vi preghiamo di aggiornare i vostri bookmarks, i vostri feeds RSS e i links che avete avuto la bontà di inserire nelle vostre pagine.

Ci vediamo di là, con il primo post.
postato da: vitus81 alle ore 19:19 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 02 ottobre 2006
Prodi: «Può risultare politicamente rischioso andare in piazza contro questa Finanziaria».

Per il suo governo, di sicuro.
postato da: vitus81 alle ore 11:51 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica
venerdì, 29 settembre 2006
Non è stata una settimana movimentata sul nostro blog. In compenso, ci sono grosse novità che si profilano all'orizzonte, anche se è prematuro dare un appuntamento preciso. Un po' di pazienza...
postato da: vitus81 alle ore 22:55 | Permalink | commenti (1)
categoria:blog
martedì, 26 settembre 2006
La vita è come un piatto di spaghetti: se vuoi gustarla fino in fondo, devi correre il rischio di macchiarti.

[aforisma partorito stranamente mentre cucinavo un piatto di fusilli; l'alternativa è mangiare gli spaghetti col cucchiaio, come gli americani]
postato da: vitus81 alle ore 23:59 | Permalink | commenti (1)
categoria:vita, cucina
domenica, 24 settembre 2006
Casa in effetti è ormai Monaco, ma tornare a Roma e poi a Cassino resterà sempre parte di noi. Quando certi affetti sono distanti  si apprezzano di più: si capisce che il distacco non è qualcosa contro, ma necessario per la verità di un rapporto.
Siamo rientrati io e Anto per una settimana a Roma e dintorni. Non so se avrò tempo di scrivere, che oltre al lavoro c'è anche gente da trovare e una macchina da riparare (tamponati a Bologna...). Ci rivedremo con costanza ad ottobre. Si vive sempre, anche se in modi diversi.
postato da: pietroreg alle ore 23:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:vita
sabato, 23 settembre 2006
Ieri mattina, prima di andare al lavoro, ho fatto il giro dell'isolato a piedi per passare all'ufficio postale. Ho incontrato frotte di ragazzini che andavano a scuola, facce da bambini e sigaretta in bocca; gioventù bruciata dal tabacco e dalle cuffie perennemente infilate nelle orecchie, anche quando si è insieme ad altri dieci compagni. Sembrano luoghi comuni, ma quando te li trovi davanti colpiscono davvero. Comunque non è di questo che volevo parlare.

Ho visto anche un'ambulanza che faceva slalom tra le automobili. Ho incrociato per una frazione di secondo lo sguardo del conducente. Stava accompagnando una persona che stava male - chissà, forse rischiava addirittura di morire - e tra l'altro non nelle condizioni più semplici, visto che doveva farsi strada a fatica in mezzo al traffico mattutino. Eppure il suo sguardo era assolutamente sereno.

Certo, può essere stata solo un'impressione fugace, ma non ho potuto fare a meno di pensare come sarei stato nel panico io al suo posto. E come ci succede di esserlo tante volte, nel lavoro - che pure per molti di noi dovrebbe essere molto meno stressante che guidare un'ambulanza - come in altre circostanze della vita: tutte le volte in cui prevalgono l'ansia, il pretendere "tutto e subito" ("Voi volete sempre premere il tasto Next", mi ammoniva un mio professore), o peggio il non sapere neanche cosa si vuole.

Ieri mattina sono andato al lavoro desiderando anche per me (e per i miei amici) la serenità che ho visto - oppure forse solo immaginato - negli occhi di quell'uomo. Quella serenità nell'agire che ci può venire soltanto dalla consapevolezza che Qualcuno ci vuole bene, secondo la massima di Sant'Ignazio: "Lavorare come se tutto dipendesse da noi e poi confidare in Dio, come se tutto dipendesse da Lui".

In realtà è durata poco, perché dopo cinque minuti che ero in ufficio ho trovato qualcosa che non andava, e tutto il castello di carte è crollato. Lunedì ci si riprova: l'importante è non rinunciare mai.
postato da: vitus81 alle ore 10:38 | Permalink | commenti (2)
categoria:vita, milano, lavoro, fede
giovedì, 21 settembre 2006
Avviso ai nuovi lettori conquistati in questi giorni: qui non si parla solo del Papa. Se proprio volete un blog in cui si parli solo del Papa, vi consiglio quello di Malvino, oppure di uno sei suoi soci anticlericali, che evidentemente sono così presi dalla loro furia ideologica da non avere altri argomenti di discussione. Qui si parla un po' di tutto, anche con post apparentemente di basso profilo, come quello di oggi. In particolare, si astenga dal proseguire la lettura di questo post chi non avesse voglia di sorbirsi qualche critica più o meno gratuita all'umanità...

Già, perchè io capisco che uno qualche volta possa essere di fretta, e sia costretto a lasciare la macchina in doppia fila, soprattutto in una strada senza uscita come quella sotto casa mia... magari la si lascia in folle, sperando che il malcapitato che aveva parcheggiato dietro non sia un settantenne cardiopatico o una gracile neopatentata e possa accollarsi l'onere di spingerla per qualche metro... non dico certo che non può capitare. Ma che tutti i santi giorni, quando torno dal lavoro, trovi parcheggiata - si fa per dire - sempre allo stesso identico posto la stessa Micra verde, questo vi sembra normale?

Ne ho anche per le Poste. Dodici giorni fa ho spedito una raccomandata a un'azienda in Germania. Per eccesso di prudenza, ho richiesto anche la ricevuta di ritorno. La risposta dell'azienda mi è arrivata lunedì scorso, la ricevuta l'ho trovata nella cassetta della posta questa sera. Vi sembra normale?

Facciamo infine un passo indietro di mezza giornata. Ore 11:30 di oggi. Per il mio ufficio - che è poi più propriamente un open space - si diffonde un terribile odore di bruciato. Si scatena ovviamente il panico. Viene dall'esterno? Sta andando a fuoco una delle costosissime schede su cui lavoriamo? E se fosse il nostro pranzo in mensa? Vista l'ora, quest'ultima ipotesi era particolarmente temuta. No, niente di tutto ciò. Nel giro di pochi minuti il giallo si è risolto. Un genio aveva deciso che il suo computer era troppo rumoroso, e ha pensato bene di risolvere il fastidioso problema staccando la ventola dell'alimentatore. E stiamo parlando di un reparto di sviluppatori hardware... Vi sembra normale?
postato da: vitus81 alle ore 19:04 | Permalink | commenti (6)
categoria:milano, lavoro, disavventure, altri blog

Oggi, mentre tornavo in ufficio dopo mangiato, ho incrociato una coppia di simpatici vecchietti, quasi sicuramente americani, i quali, dopo aver chiesto all’autista di un pullmann (il quale, stranamente qui in Germania, non sapeva l’inglese) si sono rivolti a me per chiedermi dove fosse la U2 per arrivare ad Hauptbahnhof. Ho risposto cordiale: da quando sono in Germania, il problema della lingua per me è diventato focale, associato alla mia pigrizia nell’imparare l’idioma locale (spero che almeno per non restare indietro rispetto ad Anto mi deciderò a rimettermi a studiarlo). Indirizzati i due, ho proseguito verso l’Università, e intanto pensavo: certo che, per intendersi davvero, bisogna parlare la stessa lingua.

Credo che valga in ogni caso: è il primo problema di ogni tentativo di dialogo, decidere o accorgersi di avere una lingua comune con cui parlare. E’ paradossale allora ancora di più quello che è successo col Papa: un attacco pregiudiziale, su un particolare di sfuggita, senza neppure rendersi conto che quello di cui parlava era proprio la ricerca di un fondamento al dialogo religioso, la discussione sull’esistenza di una lingua comune (solo se non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio, solo se tra Dio e noi, tra il suo eterno Spirito creatore e la nostra ragione creata esista una vera analogia, in cui certo le dissomiglianze sono infinitamente più grandi delle somiglianze, non tuttavia fino al punto da abolire l'analogia e il suo linguaggio, allora è possibile dialogare di Dio, e non relegarlo al rango dell’inconoscibile e quindi indiscutibile).
E‘ paradossale, ci ripetiamo spesso, che oggi sia rimasto il Papa a difendere la ragione: sembra un ripetersi di quella bizzarra situazione per cui la lingua del più grande Impero della storia sia oggi la lingua ufficiale solo di quello Stato che ne ha messo a nudo le debolezze e ha assistito al suo sfaldarsi (e devo dire che ritirare soldi ad un bancomat in latino dentro il Vaticano è qualcosa di particolare). Non so se augurarmi che succeda lo stesso: vorrebbe dire la fine dei post-illuministi, ma anche quella della ragione.

P.s. Seguendo un invito della redazione di Universitas, (la lezione ci pare offra in particolare a noi universitari materia di profonda meditazione, a partire dagli affondi che il Pontefice porta alla radice del 'fare' università e della concezione stessa del lavoro scientifico), mi sono riletto e quasi studiato il discorso del Papa. E’ affascinante, non solo nella descrizione della sua Università ai suoi tempi (che richiama a quell’idea di universitas del sapere per cui esse sono nate, e ci fa capire quanto vicina nel tempo sia la sua decadenza), ma anche perchè una volta ancora Ratzinger è sorprendentemente semplice (fino ad un certo punto, ovvio) e lineare nei suoi ragionamenti. C'è gente che ci cavillerà sopra ogni parola, frase, concetto: lasciarsi soprendere da qualcosa che potrebbe non corrispondere a quel che già sai è la strada della consocenza, ma è anche faticoso.

 

postato da: pietroreg alle ore 18:36 | Permalink | commenti (1)
categoria:dialogo, attualitĂ , cristianesimo
mercoledì, 20 settembre 2006
Sono rimasto decisamente sorpreso, e ovviamente in maniera positiva, dal passaparola che è seguito alla pubblicazione del banner "Io sto col Papa". Era nato come una faccenda di cinque minuti, in risposta alla proposta di un "collega" blogger, e a distanza di due giorni lo ritrovo su tantissimi blog che già leggevo quotidianamente, e anche su alcuni che non conoscevo. Questo è certamente un buon segno, perché vuol dire - mi permetto di citare quello che mi ha scritto Pietro, visto che i suoi post latitano da qualche giorno - "che c'è tanta gente ancora capace di pensare e ragionare, e che vuol dire la sua".

Certo, di proposte in giro per la rete ne ho lette anche altre, del tipo: "Andiamo tutti a Roma a manifestare per il Papa". Io non credo che ci sia bisogno di questo. Non credo che in questo momento ci sia bisogno di crociate, neanche di quelle in versione light girotondina. A Roma ci andiamo, sì, ma perché ci andavamo anche prima - a migliaia ogni domenica per l'Angelus del Papa; ci andiamo per affermare che da duemila anni il centro della nostra storia è lì. Non ci andiamo certo per un gesto di protesta estemporanea.

Mi veniva in mente la celebre frase di Santa Caterina da Siena: “Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia”. Giovanni Paolo II, nel 1980, la completò così: "Io aggiungo: in tutta la Chiesa, in tutto il mondo. Di questo 'fuoco' ha bisogno l’umanità anche oggi, ed anzi forse più oggi che ieri".

Ecco, non abbiamo bisogno di gesti eclatanti, ma di continuare a fare quello a cui siamo chiamati, nella vita come nel blog. Consapevoli che non sarà certo un banner a risolvere i nostri problemi, a cancellare i nostri limiti e le nostre meschinità... ma tuttavia più certi di ieri di essere sulla strada giusta.
postato da: vitus81 alle ore 18:47 | Permalink | commenti (1)
categoria:vita, blog, attualitĂ , cristianesimo, altri blog
lunedì, 18 settembre 2006
Qualcuno ha proposto di manifestare la nostra vicinanza a Benedetto XVI attraverso un piccolo banner da esporre nei nostri blog. Ho fatto un umile tentativo, che potete vedere nella colonna a sinistra. Per chi fosse interessato, il codice HTML da inserire nella pagina è il seguente:

<img src="http://utenti.lycos.it/vitus81/blog/papa.png" border=0>
postato da: vitus81 alle ore 18:51 | Permalink | commenti (21)
categoria:blog, altri blog